Gesù è stato tentato, lo dicono i tre sinottici; come questo sia avvenuto in realtà non lo sappiamo. Matteo racconta le tentazioni di Gesù, tenendo presenti la storia di Israele e i cristiani per i quali scrive. I riferimenti all’esperienza del popolo di Israele e di Mosè nell’esodo sono evidenti: il deserto, i quaranta giorni, la fame, la richiesta di miracoli, mettere alla prova il Signore, l’ansia di «possedere» la Terra Promessa, l’idolatria… L’evangelista ci tiene a sottolineare che mentre Israele è caduto, cedendo alle tentazioni, Gesù le vince e scaccia satana, il quale tornerà con tentazioni simili messe sulla bocca di coloro che sfidano Gesù a scendere dalla croce, per dimostrare di essere il figlio di Dio. L’arma che Gesù usa per sconfiggere il tentatore è la parola di Dio. Anche satana se ne serve, dando a Matteo la possibilità di far capire ai cristiani di tutti i tempi che la Sacra Scrittura va presa per intero e che va interpretata correttamente, senza presunzione, nella Chiesa guidata dallo Spirito. I cristiani subiscono le stesse tentazioni, che stravolgono i rapporti con le cose, con Dio e con gli altri. Con le cose. Abbiamo bisogno di tante cose per vivere da uomini, il nutrimento le sintetizza. Ma tutto noi riceviamo come dono di Dio. La tentazione è pretendere di essere produttori dei beni per se stessi e gestirli egoisticamente, senza gratitudine e senza fraternità. Chi si nutre della parola di Dio, sazia la propria fame di senso e di felicità, è riconoscente, vive con sobrietà e si interroga costantemente su come condividere i beni ricevuti con i fratelli bisognosi. Con Dio. Egli ci ama e si prende cura di noi. Il tentatore vuole riuscire a minare la fiducia in lui. Strumentalizzando un Salmo, ci spinge a pretendere da Dio interventi miracolosi per la riuscita delle nostre imprese, anche apostoliche. Gesù risponde per noi: Dio ci ama e noi non abbiamo bisogno di altre prove. Gli altri. La tentazione del potere, che trasforma gli altri in «cose» da possedere e manipolare, è terribile. L’autoesaltazione ti porta a considerarti un piccolo dio e nel delirio di potenza ti credi padrone degli altri, legittimato anche a servirtene a piacimento e a distruggerne la vita. Può succedere a chi dimentica di dovere tutto a Dio, non solo ciò che ha, ma la vita e il suo essere stesso. Invece di adorare Dio adora se stesso. È l’idolatria. Gesù scaccia satana ed esprime la gioia irrinunciabile di obbedire solo a Dio. Sono state tentazioni di Israele, però Matteo ci tiene a dire che sono tentazioni permanenti per tutta la Chiesa e per i singoli cristiani. Egli ci invita a guardare a Gesù che vince non solo per sé, ma soprattutto per noi, dandoci lo strumento invincibile, la sua Parola, e l’energia più che sufficiente, il suo Spirito. Il servizio degli angeli per chi sconfigge satana è una promessa per questa vita e per l’altra, che tutti i santi hanno visto realizzarsi. |