Venerabile servo di Dio Enrico Bartoletti
Venerabile servo di Dio Enrico Bartoletti

Venerabile servo di Dio Enrico Bartoletti

DICASTERIUM DE CAUSIS SANCTORUM

BEATIFICATIONIS ET CANONIZATIONIS SERVI DEI

HENRICI BARTOLETTI

ARCHIEPISCOPI LUCENSIS (1916-1976)

DECRETUM SUPER VIRTUTIBUS

Un amore appassionato e incondizionato a Cristo, da “nulla anteporre a Lui”, è l’orizzonte nel quale si possono leggere le diverse stagioni della vita del Servo di Dio Enrico Bartoletti.

Sicuro interprete del Concilio Vaticano II, al quale ha partecipato per intero, il Servo di Dio si spese per recepirlo e farlo recepire, con una attenzione particolare alla costituzione Dei Verbum. Sentendo forte il legame con la Chiesa, propose un concreto rinnovamento perché si attuasse una ritrovata fedeltà al Signore, senza per questo estraniarsi dalla città degli uomini.

Nato a Calenzano (Fi) il 7 ottobre 1916, secondogenito dei quattro figli di Gino e Albertina Donnini e battezzato il 17 ottobre 1916, a nove anni, entrò nel Seminario fiorentino di Cestello. Diciottenne venne inviato a Roma presso l’Almo Collegio Capranica. Qui terminerà gli studi liceali, conseguirà la licenza in Teologia presso l’ Università Gregoriana per poi iscriversi al Pontificio Istituto Biblico, fino alla licenza in Sacra Scrittura.

Il 23 luglio 1939, a Firenze, fu ordinato sacerdote. Nell’estate del 1941 venne nominato Vicerettore del Seminario minore di Montughi a Firenze e, nel 1943, ne divenne Rettore.

Nel 1955, fu nominato Rettore unico dei Seminari fiorentini. In tale veste promosse incontri, conferenze, dibattiti, facendo divenire il Seminario in breve tempo un punto di riferimento per molti e tra questi anche don Lorenzo Milani.

Il 29 giugno 1958, Pio XII lo nominò ausiliare dell’ Arcivescovo di Lucca, Mons. Antonio Torrini. Qui trovò un ambiente complesso e non facile che gli chiese un notevole esercizio di pazienza e una non comune capacità di relazione. Pur nella sofferenza non ebbe mai un gesto di rifiuto o una parola di chiusura, ma con fortezza e temperanza accolse questo momento come completa e viva adesione al Signore e alla sua volontà.

In una situazione anomala dal punto di vista del governo pastorale della diocesi, essendo stato nominato Vicario Generale solamente dopo 4 anni dal suo arrivo a Lucca, il Servo di Dio si dedicò per far conoscere la Sacra Scrittura moltiplicando le occasioni di incontro con i laici; entrando in contatto con i sacerdoti, in particolare con quelli più giovani; impegnandosi con l’ Azione Cattolica.

Con il Concilio Vaticano II iniziò per il Servo di Dio, una nuova stagione fondata sulla riflessione riguardante il primato della parola di Dio e il mistero della Chiesa, che condivise attraverso una serie di articoli, di lettere al clero e al popolo di Dio e, soprattutto, nuovi incontri per far conoscere i lavori e lo spirito del Concilio e incamminarsi sulla via tracciata dai Padri Conciliari.

Un mese dopo la conclusione del Concilio, l’ 11 gennaio 1966, il Servo di Dio venne nominato Amministratore Apostolico di Lucca (di fatto vescovo della diocesi a tutti gli effetti). Fu il momento nel quale il suo impegno si focalizzò per realizzare la riforma liturgica; per rinnovare la catechesi; per promuovere l’aggiornamento culturale e pastorale del clero; per impostare una scuola teologica per i laici; per un rinnovamento della pastorale per le vocazioni sacerdotali; per invitare i parroci ad inserire fattivamente i laici nella vita della comunità.

Il 2 gennaio 1971, fu nominato Arcivescovo coadiutore con diritto di successione, ma il 4 settembre 1972, san Paolo VI lo nominò Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana. In tali incarchi il Servo di Dio si dimostrò abile e prudente nel governo. I suoi gesti e le sue parole avevano sempre il calore di chi cercava il dialogo, mai la contrapposizione. 

Visse con sobrietà e umiltà, confidando nella Provvidenza. Temperante ed austero, sapeva mantenersi padrone di sé. Dedicava molto tempo alla preghiera personale e invitava i seminaristi ad intensificare l’orazione per essere autentici uomini di Dio. Sorretto dalla virtù dell’obbedienza non mancò di dire anche in questa occasione il suo sì, non privo di fatica ma certo che il Signore non gli avrebbe fatto mancare la sua grazia. Visse con fortezza la virtù della carità ponendosi con atteggiamenti di ascolto e pacificazione in un complesso periodo della storia italiana. Riversò l’amore per Dio ai fratelli con grande disponibilità, prestando particolare attenzione ai poveri e ai più emarginati della società, come gli zingari.

Nella molteplicità delle iniziative messe in campo in questo incarico, l’interesse del Servo di Dio fu quello di traghettare la Chiesa italiana sulle sponde del Concilio, che per lui significava aiutarla a passare da una Chiesa di praticanti a una Chiesa di credenti; da un cristianesimo di tradizione a un cristianesimo di convinzione e di testimonianza.

Il Servo di Dio morì a Roma il 5 marzo 1976 a causa di un infarto. Viene sepolto nella Cattedrale di San Martino in Lucca.

Il Sommo Pontefice Leone XIV accogliendo e confermando i voti del Dicastero delle Cause dei Santi, ha dichiarato: Constano le Virtù teologali, Fede, Speranza e Carità verso Dio e verso il prossimo, nonché le Virtù cardinali, Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza, e le Virtù annesse, in grado eroico, del Servo di Dio Enrico Bartoletti, Arcivescovo di Lucca.

Per questo, il Sommo Pontefice ha disposto che il presente decreto venga pubblicato e inserito negli atti del Dicastero delle Cause dei Santi.

Dato a Roma, il 21 novembre 2025